Quante verità

Posted in Uncategorized on novembre 20, 2009 by sadjack

Tratto dal Persone Silenziose Tour,Acireale,2 Agosto 1990.

Annunci

Cesare,persona silenziosa

Posted in Uncategorized on novembre 20, 2009 by sadjack

Persone Silenziose è un bellissimo ricordo , anche perchè fu il primo progetto importante della mia carriera,fui consigliato a Luca da Foffo Bianchi,con il quale avevo già lavorato in altri progetti.E’ senza dubbio un grande disco con dei testi che trovo ancora oggi molto coinvolgenti e profondi; ricordo Luca molto concentrato e molto sicuro dell’idea del disco che aveva in mente,
( probabilmente più complesso e difficile del disco precedente ) e che difendeva ogni giorno nel momento degli ascolti con i suoi collaboratori e produttori; poi ricordo un clima molto collaborativo tra tutto il team, tra i quali figuravano grandi personaggi della musica italiana come Foffo Bianchi, Bruno Mariani, Fulvio Mancini.
Veramente bei tempi !!

Cesare Chiodo,basso-stick bass in Persone Silenziose.

Daniele,persona silenziosa

Posted in Uncategorized on novembre 20, 2009 by sadjack

Sono passati 20 anni ed i ricordi sfumano. Di quell’album mi colpirono soprattutto le atmosfere raffinate e magiche create dagli arrangiamenti di Bruno Mariani. E’ stato un disco un po’ anomalo rispetto alle produzioni precedenti e successive, probabilmente anche poco capito dal pubblico. Al primo ascolto non era facile né immediato, però lo ritengo uno degli album più belli ed intensi di Luca.
Per quanto riguarda il tour che seguì l’uscita del disco ricordo solamente che fu piuttosto lungo: partì in teatro nel marzo del 1990 con una quarantina di date e proseguì con il tour estivo da luglio a settembre con altre cinquanta date circa. Come me lo ricordo? Conservo ancora i book della produzione!
Un breve aneddoto su quel tour:la scenografia sul palco prevedeva una piattaforma rotonda girevole, azionata da un motore elettrico, al cui centro era sistemato il microfono e sulla quale Luca doveva salire durante il brano “Solo un disco che gira”.

Poichè il microfono era col filo i tecnici,prima dello spettacolo,erano incaricati di far girare la piattaforma in senso contrario di qualche giro per permettere poi al cavo di srotolarsi. Evidentemente una sera si sono dimenticati e Luca, mentre girava sulla piattaforma, si è trovato legato al collo il cavo del microfono! La scena era questa: nel mezzo giro in cui era rivolto verso il pubblico, cantava e sorrideva come se niente fosse; quando era girato verso di noi aveva la faccia disperata come per dire: “fate qualcosa!!!!”.
Volete sapere com’è lavorare con Luca? Beh, ci siamo conosciuti in una cantina polverosa prima ancora che uscisse il suo primo disco, quando ancora a farci suonare erano solo i teatrini parrocchiali di Bologna. Fino al 1995, anno in cui sono uscito dalla band, abbiamo percorso la stessa strada. L’ho sempre considerato più come un amico che un datore di lavoro, per cui fare musica insieme e raggiungere dei risultati importanti è stato per me il massimo di ciò che un musicista può desiderare.La memoria di quel periodo è inevitabilmente viziata dalla nostalgia, ma sicuramente sono stati gli anni più belli
.

Daniele Bruno,tastiere in Persone Silenziose Tour.

Mirco,persona silenziosa

Posted in Uncategorized on novembre 20, 2009 by sadjack

Per fare le mie considerazioni e dirvi cos’è per me Persone Silenziose devo fare un flash back di molti anni fa, e nello specifico, di due anni prima l’uscita dell’album.Siamo nel 1987, ho 13 anni. La musica allora non era così importante per me come lo è ora. E pensare che studiavo già pianoforte da anni.. I miei coetanei passavano giornate intere alla radio, ascoltando le “trasmissioni di dediche a richiesta”. Io no. In quell’anno mi iscrissi ad un campo scuola organizzato dalla mia parrocchia. Era luglio quando partimmo. Da quell’esperienza cambiò tutto per me: il merito fu di un ragazzo che, in pieno stile anni ’80, andava in giro per le stanze e per i locali della struttura che ci ospitava con in spalla un mega stereo con la musica a tutto volume. Si fermava poi in giardino e, quando si era radunata un po’ di folla,faceva suonare le sue preferite. Era l’anno di Vasco, del grande album “C’è chi dice no”. Ma era anche l’anno di Luca e del suo Luca Carboni. La prevalenza della playlist del tipo era incentrata sull’album di Vasco (rimasi ammaliato da quell’album, ad oggi, secondo me, uno dei migliori da lui realizzati per testi, musiche e arrangiamenti).. ma poi si inseriva sempre una ballata che mi stregò: Farfallina.Tornato a casa da quel campo scuola corsi subito a cercare il mio piccolo registratore a cassetta e corsi a comprare appunto “C’è chi dice no” e “Luca Carboni”. Da quel giorno, potevo considerarmi anch’io uno di quelli incollati alla radio ad ascoltare canzoni.Il mio scarso interesse per la musica mi aveva indotto in un primo momento a pensare che Farfallina fosse di Vasco! Assodato che fosse invece Luca, iniziai ad andare a ritroso, recuperando i suoi primi album. Mi accorsi che per me Luca non era così estraneo e che, in passato, avevo “distrattamente” ascoltato molte sue canzoni.Questa premessa era d’obbligo per farvi capire, dopo la scoperta di un album meraviglioso come quello del 1987 e dopo aver scoperto quest’artista che “parlava la mia lingua” e raccontava “le mie emozioni”,quanta voglia avessi di stringere tra le mani un prodotto nuovo, da guardare e soprattutto da ascoltare.Finalmente venni a sapere dell’uscita del nuovo album, grazie al magazine “Tutto, musica&spettacolo” che divenne un mio punto di riferimento per l’informazione musicale. Non vedevo l’ora. Ricordo che dopo la scuola e i compiti uscii per andare nel mio negozio di fiducia. Fuori c’era tempo brutto e iniziava a piovere. Rientrato a casa era ormai calata la sera. Salii nel mio studio che il sant’uomo di mio padre aveva da poco finito di realizzare: una sala in mansarda isolata acusticamente, in cui avevo portato il mio stereo, le mie tastiere, il pianoforte. Il mio rifugio privato. Avevo acceso il caminetto (eh, si c’era anche quello nella mia stanzetta!) e iniziai finalmente l’ascolto. Come di rito ormai, ero seduto sul divano e cominciavo a sfogliare l’interno della cassetta: mi piace leggere fino in fondo tutto ciò che è scritto su i libretti (un po’ come i crediti finali di un film al cinema)! Mi piace leggere chi ha fatto parte del progetto, chi ha suonato nel disco, quali strumenti ci sono.

Il primo brano,Primavera,avrebbe fatto da apripista ad un album che ha solcato il mio cuore e che ancora oggi rimane uno dei più cari di Luca. Rimasi subito rapito da Primavera, in particolare mi colpirono molto le voci dei bimbi sul reprise musicale, con il fischio di Luca: un’atmosfera che ti rapisce e ti fa davvero entrare nel quadro dipinto dalla canzone. Già, una particolarità di quest’album è proprio questa: molte di queste canzoni sono dei veri e propri quadri d’autore. Le parole di Luca lasciano l’impronta sulla tela del brano. Questo album è un vero e proprio album cantautoriale: poetiche altissime, musiche incantevoli, arrangiamenti curatissimi. Amo questo album, in tutte le sue sfaccettature. Il mio ascolto proseguiva. Rimasi senza fiato su Te che non so chi sei, un capolavoro secondo me. Tornando sul fatto di canzoni come dipinti, vogliamo parlare de Le case d’inverno?! Basta chiudere gli occhi, ascoltare in silenzio le parole e quella musica, e si viene proiettati in un pomeriggio invernale. Frasi, aggettivi, parole, tutto inserito alla perfezione per creare un piccolo capolavoro. La luce “giallognola e amara”, la “madre che stira”, la “cucina delle case d’inverno”.. meravigliosa.Non mi soffermo oltre sulle altre canzoni, ci sarebbe da parlare ore e ore. La bellezza e l’unicità di questo album sta proprio nel linguaggio di Luca: questo album mi segnerà e mi legherà a Luca con un filo che ancora oggi è presente. Luca esprimeva con le sue parole ciò che io sentivo, ma che non ero capace di dire. Sentimenti, pensieri, stati d’animo che io, da persona silenziosa, ero abituato a tenere dentro, Luca sapeva come esteriorizzarli, con semplicità, vincendo la mia e la sua timidezza.Luca, inconsapevolmente, mi è stato vicinissimo con questo album, nella mia adolescenza, nelle mie paure e timidezze di quei tempi. Quando avevo voglia di sognare, bastava prendere la cassettina di Persone Silenziose e venivo proiettato nella “mia” dimensione.La canzone che coronava tutto ciò che ho appena detto fu proprio Persone Silenziose perché parlava di quei silenzi, di quegli occhi abituati ad ascoltare, occhi che hanno un amplificatore… che erano propri del mio essere. Luca ha voluto omaggiare con questa canzone quanti erano e sono come lui, quanti vivono le sensazioni e le emozioni come lui.Non a caso, anni dopo, il progetto del mio sito si chiamò proprio così: Persone Silenziose.it

Le mie prime pagine e i primi contatti li ho avuti con un sito che non aveva un dominio registrato. Con il crescere dei contatti e della community pensai in qualche modo di “ufficializzare” la community. Chiesi agli utenti di allora i loro pareri. Molte furono le proposte, e le migliori furono messe in un sondaggio. In lizza c’erano se non ricordo male “mondo carboni”, “diario carboni”, “lacasadiluca” e “personesilenziose” per l’appunto, proposto da me.Il sondaggio fu unanime e, in fondo, confermò quello che speravo. Chiamare la community “Persone Silenziose” oltre che un omaggio ad un album splendido di Luca, era in qualche modo identificare il pubblico di Luca, il loro modo di essere, era insomma riconoscersi nei soggetti così tanto ben ritratti da Luca in quell’album.Così fu, e poco tempo dopo, in uno dei miei primi incontri con Luca, mi chiese il perché avessi voluto chiamare il sito proprio così. La spiegazione è quella che ho dato a voi, Luca mi sorrise compiaciuto.
Questo è quanto, non voglio andare oltre. Molte persone amano il Luca rock, il Luca elettronico, ruvido. Io certo, lo amo per tutto ciò che sin’ora ha fatto, ma per me Luca è soprattutto il grande poeta e cantautore che ha dato vita ad un album così unico, a canzoni così reali, autentiche perle, autentici ritratti di noi, persone silenziose.

Mirco Di Marcello,Personesilenziose.it

Te che non so chi sei

Posted in Uncategorized on novembre 20, 2009 by sadjack

Tratto dal Persone Silenziose Tour,Acireale,2 Agosto 1990.

Mauro,persona silenziosa

Posted in Uncategorized on novembre 20, 2009 by sadjack

Il Persone Silenziose Tour fu uno dei più lunghi in fatto di date e molto stressante sotto l’aspetto psicofisico.Abbiamo suonato in più di cento date fra teatri e spazi all’aperto.Io in quel tour suonavo anche la chitarra midi che passava dentro un campionatore ed eseguivo anche parti da tastierista,data la complessità degli arrangiamenti,infine avevo anche una chitarra acustica fissa su un trespolo per alternarla all’elettrica nel brano Quante verità.

Mauro Patelli,chitarra in Persone Silenziose Tour.

Parola all’esperto:Gianfranco Baldazzi

Posted in Uncategorized on novembre 20, 2009 by sadjack

“Di persone silenziose
ce ne sono eccome….
ma il silenzio fa rumore
e gli occhi hanno un amplificatore….”

Basterebbe questa canzone – e il suo spunto, bellissimo – a darci la misura umana di Luca Carboni, a farci capire perché il ventisettenne cantautore bolognese non è e non sarà una meteora nell’effimero della canzone. Basterebbero queste parole dolenti e ispirate, lontane anni luce dalla leggerezza dei discorsi che si fanno e si ascoltano in questi anni, a convincere i pochi ostinati del grosso abbaglio che avevano preso, quando, nell’inverno ’87/88, con il suo terzo album che guadagnava la cima delle hit-parades e vi si assestava per cinque mesi, parlavano del “fenomeno Carboni” come del prodotto di un’abile manipolazione promozionale.
Sono passati due anni, e forse qualcosa di più (perché viviamo nell’epoca dell’accelerazione e i nostri minuti di oggi valgono più di ieri). Sono passati due anni, settecentomila album venduti e più di cento concerti in Italia e all’estero senza che Luca, leader delle classifiche discografiche, sentisse la men che minima voglia di smettere il suo soprabito di sognatore “nonostante tutto”, la sua aspirazione ad un altro tipo di felicità, la difesa caparbia della normalità e la libertà vitale di poter continuare a cercare di mettere a fuoco il suo destino e magari quello dei suoi amici.
Anche in questo album, che è un album sorprendentemente diverso dagli altri tre – e direi anche sorprendentemente non-confezionato – lo sentiamo, prima che cantare, prima che artista, prima che poeta, “giovane uomo” in compagnia delle sue sacrosante paure e delle sue sacrosante verità. Lo sentiamo impegnato ad interrogarsi quasi con pignoleria su ciò che è bene e ciò che è male (“non credi che ci sia, no/ un uomo diverso da te/ dal mondo della sua bottega…”); lo sentiamo correre dietro alle zone d’ombra di questa nostra società dei consumi (“è solo un disco che gira dentro una stanza/ due casse che sbatton sulla libreria/ è solo un disco che gira e non è neanche in classifica…”): lo sentiamo contestare l’arroganza dei falsi maestri di vita (“tu hai una storia meno vaga di me / cominciata in un’epoca con meno comodità / non avevi il cesso in casa e te ne vanti con me / ma non è questo il punto”); lo sentiamo professarsi con infantile sincerità lusingato e disarmato di fronte ai misteri della vita (“ecco due storie che si incontrano qui / due bimbi di chissà quali cortili / padre e madre di chissà quali figli / due figli di chissà quali pensieri..”); lo sentiamo emozionarsi di fronte alla risposta ciclica degli scenari d’infanzia (“mi emoziono sentendo passare di nuovo / motorini truccati e le autoradio veloci il profumo / dei tigli mischiato ad un altro più strano….”) e partecipare e godere della gioia de “i ragazzi che si baciano sui pianerottoli della notte… imitando l’amore… inventando l’amore….”.
Voglio dire che nelle canzoni di Carboni, e in quelle di questo nuovo album soprattutto – arrangiate con intelligente misura da Bruno Mariani – c’è un mistero ammaliante che, a conoscerlo, fornirebbe forse la chiave per distinguere il vero dal falso.
Carboni è troppo artista per accettare i compromessi, troppo confusionario per essere furbo, troppo infantile per premeditare il successo. Scrive e canta canzoni. Tutto qui. E’ questo il suo segreto per conquistare i cuori. Non ha mai avuto bisogno di cercare una linea melodica compatibile perché i ragazzi lo cantino in coro. Non ha mai avuto bisogno di inseguire gli argomenti di moda, per essere inevitabilmente lui stesso la nuova moda. Scrive e canta, appunto. Ed è come se in chi l’ascolta ci fosse un meccanismo sensibilissimo che scatta solo con la sua voce, con il suo timbro di carta vetrata, con i suoi toni ora dolci ora sgarbati, con suo argomento semplice e seducente.
Il mistero, in fondo, è iscritto all’arte di comunicare. Carboni conosce l’arte di farlo con il tessuto di cui è fatta l’esistenza. E non è poco. Che ne sia consapevole o no, poco importa.
Le sue canzoni ci incantano. E in fondo ci insegnano che la vita – di un giovane uomo come tanti, che vive in una piccola città simile ad altre cento – non è mai così piccola da non contenere il mistero su cui regge il mondo.

Gianfranco Baldazzi,paroliere,novembre 1989.